Anafe Confindustria, svolta l’assemblea: TPD, tassa e new entry all’OdG

anafe

Riunione a Milano ieri per ANAFE, l’associazione nazionale dei produttori di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione associati a Federvarie di Confindustria. All’ordine del giorno il piano di lavoro 2016 post ordinanza del TAR, che – a seguito del ricorso avviato da Anafe e altri – ha a dicembre ha rinviato di nuovo alla Corte Costituzionale la maxi tassa sui “liquidi da inalazione” basata sull’equivalenza alle sigarette tradizionali.

Seduti intorno a un tavolo i rappresentanti di FlavourArt – il cui titolare Massimiliano Mancini è anche presidente di Anafe sin dalla fondazione – PuffCategoria e Smooke, che sono le quattro fondatrici cui dalla seconda metà del 2015 si sono aggiunge VaporArt e SvapoWeb, seguite in questo inizio 2016 da Ribilio. Non sono comunque esclusi nuovi ingressi nei prossimi mesi.

Tra i temi trattati innanzitutto l’avvio delle procedure di compliance alla TPD, il cui testo è stato trasposto in Italia e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 gennaio, ed entrerà in vigore in vari step, con le seguenti importanti scadenze che riguardano il settore e-cig:

  • 2 febbraio 2016, sanzioni ai negozi che vendono e-cig ai minori;
  • 20 maggio 2016, per i divieti sulla pubblicità e le vendite transfrontaliere con connessa chiusura siti;
  • 20 novembre 2016, per la fabbricazione o l’immissione in libera pratica dei prodotti “non conformi”;
  • 20 maggio 2017, per l’immissione  sul  mercato dei prodotti “non conformi”.

In relazione ai vari e pesanti aspetti burocratici della TPD, Anafe si sta strutturando per fornire ai propri iscritti e non solo, servizi di supporto a prezzo convenzionato.

Sulla questione tassazione rimane chiaro l’obiettivo dell’associazione di arrivare ad un sistema di tassazione equo e bilanciato, parametrato al livello di nicotina presente nei liquidi, come peraltro indicato chiaramente nelle recenti sentenze e ordinanze delle varie corti che si sono pronunciate sul tema. Al riguardo le tempistiche attese sono quelle di un possibile nuovo Decreto Legislativo per il quale il Governo – sulla base della Delega Fiscale 2014 – ha tempo per l’emanazione sino a giugno 2016.

Altro punto all’ordine del giorno il rispetto del regolamento CLP (relativo ad etichettatura ed imballaggio), già obbligatorio dallo scorso 1 giugno 2015, e relative Linee Guida del Ministero della Salute, e che con l’entrata in vigore della TPD diventa elemento imprescindibile da rispettare per tutti i soggetti del settore, produttori, importatori e negozianti. Stesso approccio è stato messo in rilievo per l’hardware, che deve obbligatoriamente presentare il marchio CE originale e rispettare in pieno la Direttiva ROHS.

Sempre in ottica normativa, l’associazione – dopo una consultazione con gli altri stakeholders del mondo e-cig – presenterà a breve due codici di autoregolamentazione, relativi a “vendite online” e “pubblicità”, sì da garantire pubblico e istituzioni del rispetto delle best practices da parte di tutti coloro che li sottoscriveranno.

Sono quindi state affrontate le altre questioni relative al rapporto tra scienza, informazione e sigarette elettroniche, su cui è stato già avviato un lavoro che dovrà portare alla creazione di una struttura di advisory scientifica indipendente, in grado anche di controbattere in maniera oggettiva ai numerosi articoli o studi mal comunicati spesso riportati dai media, e fungere da punto di riferimento per tutte le informazioni su e-cig e salute.

Annunciati infine per la primavera gli “Stati Generali della sigaretta elettronica“, in cui operatori, stakeholders e istituzioni si confronteranno su temi normativi, fiscali e sanitari, mentre è in corso di valutazione un’iniziativa “politica” e di comunicazione in vista delle elezioni amministrative in coordinamento con le altre associazioni di settore.

Anafe Confindustria, svolta l’assemblea: TPD, tassa e new entry all’OdG

 

E-cig, Harvard: Sostanze pericolose nei liquidi. Anafe: Non in quelli italiani

harvard-study-shows-americans-are-horribly-misinformed-about-ecigs-and-vaping

E-cig, uno studio al giorno. Ma stavolta è particolarmente allarmistico, vista anche la fonte autorevole, e cioè la Harvard University di Cambridge (MA).

Riporta l’ANSA:

Il 75% delle sigarette elettroniche ‘aromatizzate’ in commercio potrebbe contenere una sostanza chimica legata a una malattia dei polmoni, la bronchiolite ostruttiva. Lo afferma uno studio dell’universita’ di Harvard pubblicato dalla rivista Environmental Health Perspectives. I ricercatori hanno testato 51 tipi di sigarette o di liquidi riempitivi, scelte in base al loro ‘appeal’ per i piu’ giovani. Ognuno e’ stato messo in una camera stagna e collegato a un dispositivo che aspirava aria per 8 secondi. L’analisi dei prodotti della combustione ha rivelato che 39 campioni su 51 contenevano diacetile, una sostanza tossica associata alla malattia polmonare nei lavoratori esposti per lungo periodo. Estendendo l’analisi a acetoina e pentanedione, altri due prodotti profumanti legati a malattie professionali, e’ emerso che almeno una delle tre sostanze era presente in 47 dei 51 campioni. “Molte delle preoccupazioni riguardo alle sigarette elettroniche sono sulla nicotina – sottolinea David Christiani, uno degli autori -, ma c’e’ ancora molto che non sappiamo su questi dispositivi. Oltre alla nicotina contengono composti chimici cancerogeni, come la formaldeide e, ha scoperto lo studio, il diacetile”.

Una questione a prima vista preoccupante, in particolare per i consumatori, se non fosse che nello studio riportato dall’ANSA mancala specifica che si tratta di liquidi prodotti negli Stati Uniti, e quindi non sottoposti alle stesse regole e controlli di quelli nostrani.

Pronta poco fa è arrivata la precisazione dei produttori italiani:

In riferimento allo studio realizzato dall’Università di Harvard, ANAFE-Confindustria, associazione che riunisce i produttori nazionali di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione, chiarisce che le analisi in questione riguardano liquidi per sigarette elettroniche prodotti fuori dall’Italia e dall’Unione Europea.

I liquidi prodotti nel continente sono sottoposti a controlli ed analisi stringenti, ed in particolare quelli italiani non solo rispettano tutte le norme, ma presentano valori sul contenuto enormemente inferiori alle soglie massime previste dalle regole UE in vigore.

ANAFE-Confindustria, riaffermando il totale rispetto della normativa e degli standard riconosciuti e condivisi a livello italiano ed europeo, si dichiara altresì favorevole all’intensificazione dei controlli sui liquidi per sigarette elettroniche e sulle sostanze che li compongo prima della loro immissione nel mercato nazionale, a tutela dei consumatori che si sono affacciati con fiducia negli ultimi anni al mondo e-cig, e anche a tutela dei produttori nazionali e che operano in assoluta trasparenza e legalità.

L’entrata in vigore della Direttiva 2014/40 nei prossimi mesi fornirà ulteriori regole al mercato e-cig, ma si ricorda che l’attuale maxi tassazione sui liquidi e-cig favorisce purtroppo proprio l’importazione parallela di liquidi che non passano attraverso le stesse procedure di controllo di quelli nazionali ed europei. Una politica fiscale adeguata sarebbe invece la leva ideale per valorizzare la produzione italiana, considerata un’eccellenza in termini di qualità a livello mondiale, e speriamo che presto il Governo possa intervenire risolvendo un problema che si dilunga da oltre due anni e che ha solo causato danni a produttori, negozianti, consumatori e casse dello Stato.

Proprio pochi giorni fa la Harvard University aveva reso noto un sondaggio che sottolinea la disinformazione dei consumatori rispetto alle e-cig, e come questa sia causata dalla pessima comunicazione connessa a studi scientifici incompleti, mal comunicati o indirizzati da interessi particolari. Una disinformazione che difficilmente vedrà un miglioramento dopo la notizia resa nota oggi.

E-cig, Harvard: Sostanze pericolose nei liquidi. Anafe: Non in quelli italiani

“Giustizia è fatta, ma ora si cambi la tassa sulle e-cig”. Intervista a Mancini, presidente Anafe

2013-12-12-10-52-13.jpg

Tre anni di battaglie in una sentenza. Ma la guerra non è finita, purtroppo, essendo ancora in piedi il dlgs 188/2014 e – peggio ancora – il Provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 gennaio 2015 che, attraverso un calcolo di equivalenza rispetto alle sigarette tradizionali non basato sul alcuno standard industriale o scientifico, ha stabilito un’imposta di consumo sui liquidi da inalazione che ammonta a € 3,73, oltre IVA del 22%, ogni 10ml.

Un’imposta che sta seriamente rischiando di dare al mercato italiano delle sigarette elettroniche una mazzata definitiva, dopo quella del Decreto legge numero 76 del 2013 (convertito nella Legge 99/2013) che aveva inserito le e-cig nello stesso regime amministrativo e fiscale delle sigarette tradizionali, con tanto quindi di imposta monstredel 58,5% del prezzo, che voleva dire aumenti di oltre il 240% sui prezzi al pubblico.

Ma almeno su quella legge giustizia è stata fatta, anche se è dovuta intervenire addirittura la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la Legge 99/2013 sugli aspetti relativi alle e-cig, affermando l’irragionevolezza delle regole e del livello impositivo, un eccesso di discrezionalità dell’AAMS, e – più importante – la netta differenziazione rispetto ai prodotti del tabacco di qualsiasi genere.

A dire la verità siamo rimasti quasi increduli sul momento. Abbiamo avuto la notizia via Whatsapp da chi ci segue le relazioni istituzionali”, ci spiega Massimiliano Mancini, presidente di Anafe Confindustria. “Vederci riconosciuta giustizia dopo aver subito tante angherie ingiustificate è davvero una liberazione. Come lo è non avere più sulla nostra testa e su quella dei negozianti e dei rivenditori la spada di Damocle della tassazione 2014. Quella legge aveva già creato dei danni enormi. Il vederci anche richiedere cifre impossibili sarebbe stato aggiungere il danno alla beffa. Ma per fortuna ‘c’è un giudice a Berlino’, anzi, a Roma”.

Siete stati accusati, addirittura da un rappresentante dello Stato, di essere solo dei “furbetti che non vogliono pagare le tasse”.

Purtroppo è incredibile l’arroganza di alcuni. Ma siamo imprenditori, persone di buon senso, e sappiamo dimenticare. Prima di farlo però è bene ricordare alcuni aspetti. Le norme che dovevano regolare il nostro settore sono state rese note solo a dicembre 2013 inoltrato, a pochi giorni dall’applicazione. Una pratica censurata persino dalla Corte dei Conti in una lettera che ci ha di fatto impedito di lavorare nei primi mesi del 2014. E su questo stiamo ragionando su una eventuale richiesta di risarcimento danni nei confronti dei responsabili. Inoltre quelle norme hanno portato aziende e negozi a bloccare ogni tipo di investimento in innovazione e ricerca, ma anche in marketing e pubblicità. E senza pubblicità un settore nuovo e non certo maturo muore. Abbiamo subito attacchi mediatici di ogni genere, certamente eterodiretti, strumentali contro il mercato e-cig. Ma noi, come tanti negozianti, non abbiamo mollato e abbiamo risposto”.

La lotta, a parte quella politica mai interrotta, nonostante pressioni e persino minacce nemmeno tanto velate contro di voi e persino contro i vostri consulenti, è iniziata al TAR Lazio.

“I giudici amministrativi ci hanno dato ragione da subito, anche grazie all’ottimo lavoro dello Studio Francario & Partners che ci ha assistito. Ma del resto l’irragionevolezza di quella norma, di quella tassa, sarebbe stata evidente a chiunque. Non me la prendo col Parlamento, dove la volontà del Governo e di alcune strutture burocratiche ormai prevale, come abbiamo visto allora e in occasione del Dlgs attualmente in vigore. Certamente però un po’ arrabbiati lo siamo. Mi piacerebbe sapere per esempio se qualcuno si stia rendendo conto o sia interessato dei danni provocati alle aziende, delle migliaia di posti di lavoro persi, degli investimenti non avvenuti. Uno per tutti: il progetto di costruire in Italia il primo centro europeo di estrazione della nicotina, utilizzando fondi UE e riconvertendo una delle ex manifatture di tabacco che proprio in questi giorni stanno soffrendo, come ad esempio quella di Lecce. Invece in Italia si era deciso di pensare alle tasse, non agli investimenti – privati – e quindi quel centro lo hanno fatto a Liverpool. Il tutto poi senza entrate per lo Stato, o peggio, con entrate in calo”.

Ci spieghi. Le tasse non sono entrate perché voi non le avete pagate.

“Noi non le abbiamo pagate perché abbiamo contestato in ogni sede quella norma incostituzionale, ma siamo stati comunque enormemente danneggiati: eravamo il maggior mercato europeo, i secondi esportatori al mondo. Oggi siamo finiti molto indietro, il mercato si è spostato online verso l’estero, con un rapporto che al 2015 stimiamo del 70% verso il 30% fisico; come ho già detto, ogni investimento si è fermato; le multinazionali hanno dovuto aspettare sino al 2015 per entrare [per ora la sola Imperial Tobacco con JAI, ma a breve le altre seguiranno, NdR]. E poi i negozi hanno chiuso in massa, tante aziende hanno chiuso anch’esse o si sono trasferite all’estero. Mi piacerebbe sapere da coloro che avevano fatto i calcoli in qualche oscuro ufficio come valutano oggi la decisione presa allora. A causa di quella legge, oltre ai 117 milioni di mancate entrate, sono andati in fumo moltissimi altri milioni di IVA, IRPEF, contributi, ecc. evaporati, è il caso di dirlo. Ma chi risponderà di tutto ciò? Non intendo monetariamente, ma politicamente. Da imprenditore apprezzo la meritocrazia, e voglio ricordare le perplessità – a parte le nostre, ovvie – del Servizio Bilancio del Senato ad esempio, o quelle della Corte dei Conti, che avevano paventato proprio questi risultati. Perché sono rimasti inascoltati?”

Anche la Corte Costituzionale ha scritto in sentenza che tra le motivazioni della legge c’era proprio il salvaguardare le entrate fiscali da tabacco.

“E la stessa Corte ha scritto che era un presupposto totalmente errato. E poi vorrei chiedere a chi di questi presupposti parlava: come mai col mercato spostatosi online le entrate da tabacco non sono diminuite, ed anzi nel 2015 sono in crescita? A ciò andrebbe affiancata un’altra domanda: che ragione c’era di rivedere le norme del settore tabacchi che come entrate andava bene? E aggiungo: si è imposto uno sconto per un prodotto del tabacco cosiddetto riscaldato identico a quello delle sigarette elettroniche, quando è nota a tutti la tossicità del tabacco inalato o fumato, per non dire poi che con il discrezionale, ai limiti dell’arbitrario, sistema di equivalenza, si è stabilita una tassazione per le e-cig addirittura superiore di fatto a quella di un prodotto del tabacco. Un caso unico al mondo. Ma del resto che questa norma sulle e-cig sia stata impostata con alle spalle degli interessi forti è noto a tutti”.

Quali sarebbero?

“Guardi, abbiamo già subito danni enormi. Preferirei evitare querele”.

E ora cosa succederà con la norma 2015?

“Considerando che per alcuni versi è persino peggiorativa di quella dichiarata incostituzionale, stiamo ovviamente ragionando coi nostri legali e consulenti [è la romana Open Gate Italia a seguire l’attività di relazioni istituzionali per Anafe Confindustria, NdR]. Ma l’auspicio è quello che si possa evitare una nuova battaglia legale – che vinceremmo, senza alcun dubbio visti i presupposti – intervenendo con un provvedimento d’urgenza e regole che consentano a questo mercato di funzionare. Una tassa ci può stare, del resto in questo paese si tassa anche l’aria, e allora perché no il vapore? Con nicotina però! Ma una tassa deve avere un senso e regole precise se lo Stato la vuole incassare. Speriamo sia così, e abbiamo fiducia che il Governo, visti gli errori passati ed attuali – sta incassando infatti quasi nulla nel 2015, per la felicità di aziende e siti esteri e nonostante un mercato in crescita – possa intervenire a breve risolvendo la questione, e magari lo possa fare dando ascolto a chi questo settore lo ha creato dal nulla: aziende e negozianti”.

Ricordiamo che proprio i negozianti di Fiesel Confesercenti e di LIFE hanno sostenuto ad adiuvandum il vostro primo ricorso al TAR Lazio.

“Abbiamo sempre pensato che fosse fondamentale fare fronte comune, motivo per il quale abbiamo molto volentieri messo a disposizione le nostre risorse relazionali per aiutarli ad intervenire [i negozianti sono stati assisiti dallo studio legale Fraccastoro di Roma, NdR]. E il loro apporto politico e giudiziale è stato fondamentale in quella fase. Un po’ meno quello di altri, il cui intervento successivo ci ha anzi creato qualche problema tecnico, e ciò invece di accorpare le forze. Sono gli stessi che hanno poi preferito non costituirsi davanti alla Corte Costituzionale “per risparmiare, perché tanto c’è Anafe”, così almeno ho letto. E oggi tocca anche vedere messaggi pubblici di chi salta sul carro… Ma va bene così, evitiamo le polemiche perché siamo contenti di quanto abbiamo fatto, costato davvero lacrime e sangue. Credo che oggi sia il momento di guardare avanti e trovare il modo di marciare sì separati – aziende da una parte e negozianti dall’altra – ma per poi colpire uniti.”

Domani che succederà?

“Per ora la legge che impone la tassa 2015 rimane in vigore, ricordiamolo, e quindi va rispettata, mettendo al momento da parte fughe in avanti ed entusiasmi eccessivi da “la tassa non c’è più”. Ci consideriamo un’associazione politicamente responsabile e mai potremmo dare un messaggio diverso. Come dichiarato pubblicamente insieme al presidente di Fiesel Confesercenti, ci aspettiamo l’immediata convocazione da parte del Governo per arrivare alla definizione, nel più breve tempo possibile, di una soluzione che garantisca gli interessi in campo: delle aziende, dei negozianti, dei consumatori, dello Stato e delle sue entrate e – fatemelo dire – della salute, tema passato completamente sotto silenzio. Ma su questo ci aspetta a breve la discussione sulla nuova Direttiva “tabacchi”. Ricordiamo che siamo solo agli albori di un nuovo mercato. “The best is yet to come”.

Velia Marconi

Riportiamo la precisazione di Assifel, giunta al nostro sito a soli tre mesi di distanza, e in pieno Ferragosto, dalla pubblicazione di questa intervista. Ovviamente AgiVapeNews è una tribuna aperta, quindi rimaniamo in attesa dell’eventuale risposta di Massimiliano Mancini e di Anafe. 

Ho letto con notevole imbarazzo quanto attribuito al sig. Mancini, Presidente di Anafe, nella parte in cui afferma “….Un po’ meno quello di altri ( con evidente riferimento ai ricorrenti aderenti ad ASSIFEL), il cui intervento successivo ci ha anzi creato qualche problema tecnico, e ciò invece di accorpare le forze. Sono gli stessi che hanno poi preferito non costituirsi davanti alla Corte Costituzionale “per risparmiare, perché tanto c’è Anafe”, così almeno ho letto”. 

Per cultura personale evito il più possibile la polemica soprattutto quando, come in questo caso, è tanto inutile quanto evidentemente in mala fede, ma per rispetto degli altri ricorrenti sento il dovere di una replica.

Nello specifico, le critiche mosse ai ricorrenti aderenti ad Assifel sono due: la prima, molto tecnica, relativa alla scelta di non costituirsi davanti la Corte Costituzionale,  la seconda di non aver “ accorpato le forze”.

In merito alla prima, non conosco la formazione giuridica del Sig. Mancini, ma non ritengo che tale giudizio, molto tecnico, possa essere “farina del suo sacco”; noi come i ricorrenti di ANAFE ci siamo rivolti a professionisti, in entrambe i casi di “chiara fama” e le scelte effettuate, come quella criticata, sono state frutto di attenta valutazione. Sarebbe corretto che chi ha ispirato la critica del sig. Mancini si manifestasse e argomentasse la propria valutazione; così facendo potrebbe fornire a tutti oggettivi elementi di valutazione assumendosi, al tempo stesso,  la responsabilità delle proprie affermazioni soprattutto se le stesse risultassero lesive della reputazione professionale.

La seconda è falsa e oggettivamente in malafede. Fin dal primo momento abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a collaborare e invitato i legali delle parti al dialogo riscontrando, purtroppo, da parte di ANAFE o meglio di chi in genere agisce per suo conto, un atteggiamento scarsamente collaborativo e molto presuntuoso “ noi siamo più bravi, abbiamo più entrature ecc. “. La nostra ricerca di dialogo e di unità è certamente testimoniata dalla fattiva collaborazione con la FIESEL/Confesercenti dimostrata anche dalla loro partecipazione “ad adiuvandum” al nostro ricorso e il positivo riscontro, da parte nostra, alla richiesta di Confesercenti per un più stringente collaborazione (vedi recente lettera indirizzata ad ANAFE e ASSIFEL) totalmente disattesa da ANAFE.

Purtroppo anche in questa occasione è stata persa “un’occasione per tacere”.

Ringrazio per lo spazio concesso e porgo distinti saluti.

ASSIFEL Il Presidente –  Piero Gilardino

Corte Costituzionale, il video dell’udienza del ricorso Anafe Confindustria

QUIRINALE: IL BORSINO DEI NOMI

Giuliano Amato in una foto del 2 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

La Corte Costituzionale ha pubblicato sul proprio sito il video dell’udienza dello scorso 14 aprile in cui è stata avviata la discussione in relazione al ricorso promosso dalle aziende aderenti ad Anafe Confindustria nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle dogane e dei monopoli, arrivato sino a Palazzo della Consulta a seguito del rinvio con ord. 29 aprile 2014 da parte del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio.

Oggetto ruolo: Commercio – Commercializzazione dei prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio – Assoggettamento a preventiva autorizzazione da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Imposte e tasse – Prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio – Sottoposizione, a decorrere dal 1° gennaio 2014, ad imposta di consumo nella misura pari al 58,5% del prezzo di vendita al pubblico

Relatore per la Corte Costituzionale il giudice prof. Giuliano Amato, già politico, docente e giurista italiano, presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001. Secondo quanto risulta ad AgiVapeNews il prof. Amato avrebbe tenuto una relazione che è apparsa supportare buona parte delle argomentazioni delle aziende ricorrenti (nello specifico Flavourart, Categoria, Puff e Smooke i marchi in questione) aderenti insieme ad altre ad ANAFE Confindustria.

A guidare il ricorso alla Corte Costituzionale il prof. Fabio Francario (Studio Francario e Partners), che nella giornata di ieri si è confrontato con gli avvocati dello Stato Anna Collabolletta e Francesco Meloncelli della III Sezione dell’Avvocatura (Economia e Finanze (esc. GdF), Agenzia Entrate (uff. regione Sicilia e affari ex Agen. Territorio), Agen. Dogane e Monopoli, Ag. Demanio).

La decisione della Corte Costituzionale arriverà entro 60 giorni, giusto pochi giorni prima dell’avvio del giudizio di merito al TAR, previsto per il l’1 luglio, sul ricorso presentato da parte di alcune aziende e ad adiuvandum da Fiesel Confesercenti, l’associazione di rappresentanza dei negozianti e-cig. Un giudizio, quello della Corte, che condizionerà non poco il TAR, visto anche che nel caso di dichiarazione di incostituzionalità della Legge 99/2013 è probabile che anche la norma attuale possa essere resa inapplicabile, visto che di fatto ha modificato – con riferimento alle e-cig – un solo paragrafo della vecchia legge.

Corte Costituzionale, il video dell’udienza del ricorso Anafe Confindustria

E-Cig – Anafe Confindustria su Circolare ADM: “Ci auguriamo che sia l’inizio di un percorso di legalità che aiuti la crescita del mercato”

testata

Anafe Confindustria, associazione dei produttori italiani di e-cig e liquidi da inalazione, accoglie con soddisfazione la pubblicazione della Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in merito ai chiarimenti riguardanti il regime fiscale applicabile a tali liquidi. Nel provvedimento infatti vengano chiarite le regole e posti in risalto gli aspetti sanzionatori a cui andranno incontro i soggetti che non si sono ancora adeguati al nuovo regime impositivo, oltre ad annunciare nuovi controlli sulla regolarità delle operazioni di approvvigionamento. Massimiliano Mancini, Presidente di Anafe Confindustria:

“Nonostante l’amarezza per l’applicazione di una tassa eccessiva, ingiusta e mal calcolata, condividiamo e accogliamo con soddisfazione il provvedimento dei Monopoli che evidenzia la volontà di finalmente far funzionare questo mercato”.

Mancini commenta la situazione del mercato italiano:

“Ringraziamo l’Agenzia che ha finalmente compreso la difficile situazione in cui versano le aziende rispettose della legge operanti in un mercato divenuto ormai ostaggio di operatori irregolari. Ci auguriamo che i controlli annunciati possano essere veloci e sortiscano gli effetti sperati, sì da arrivare a ripulire il settore da tutti quei soggetti che operano nell’illegalità”.

“Infine  – conclude il Presidente Anafe – auspichiamo che si ponga la parola fine all’evasione attraverso le vendite via internet di liquidi per sigarette elettroniche compiuta da soggetti esteri privi di rappresentante fiscale. Liquidi, specie se non comunitari, su cui peraltro non può essere effettuato alcun controllo sanitario preventivo, con seri rischi per i consumatori. Ciò a differenza dei liquidi Made in Italy, un’eccellenza di qualità a livello europeo, che seguono le linee guida e sono sottoposti alle analisi delle autorità nazionali”.

Anafe – Dagospia: botta e risposta sulle sigarette elettroniche

anafe

Nella giornata di ieri il sito web dagospia ha pubblicato il seguente articolo:

“I venditori di fumo (elettronico) sono incazzati neri. Dopo l’entrata in vigore del decreto fiscale che ha aumentato le tasse sulle sigarette (convenzionali e 2.0) una vera e propria bufera di tweet si è abbattuta su una tassazione che, seppure scontata rispetto al le sigarette tradizionali, gli svapatori ritengono di fatto insostenibile.

L’ira funesta sul web non ha risparmiato nessuno, ma mentre gli irriducibili da tastiera  continuavano a rivolgere instancabili appelli in nome della libertà al governo, alle tv di mezzo mondo, passando per gli evergreen Fiorello e Celentano, le multinazionali del tabacco sono scese in campo quasi in silenzio: attratte probabilmente proprio dalla tassazione agevolata.

E così, gli inglesi di Imperial, sono ormai pronti a lanciare in Italia Jai, una sigaretta elettronica che, oltre a pagare serenamente le tasse, sembrerebbe fare da apripista alle altre big e spostare la sfida tra i giganti del tabacco sul campo del fumo 2.0.
In Anafe (l’associazione di categoria che raggruppa i produttori e i distributori delle sigarette elettroniche) volano già gli stracci: chi ha tradito i piccoli? Ma soprattutto, chi venderà le sigarette del futuro? I giovani imprenditori del fumo elettronico o gli “esperti” tabaccai?”

La risposta di Anafe non si è fatta attendere ed è stata pubblicata oggi sul medesimo sito web:

Caro dago,

purtroppo stavolta sei male informato. A dispetto di quanto scritto nell’articolo http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/non-andremo-fumo-dopo-averle-lungo-combattute-major-tabacco-93904.htm, in ANAFE Confindustria non volano stracci di alcun genere, tanto meno per la decisione della multinazionale Imperial Tobacco di entrare nel mercato delle sigarette elettroniche. Una scelta del genere non può che far bene per la crescita del settore, nei confronti del quale forse si interromperà un bombardamento lungo due anni.

Che poi la mega tassa non ci piaccia è inevitabile (ce li presenti questi manager di multinazionali così sereni nel pagarla?), specie per il modo in cui è stata calcolata. Ma nel frattempo le aziende di ANAFE rispettano la legge e stanno effettuando tutti gli adempimenti previsti, pur riservandosi ogni diritto di ricorrere nel sedi adeguate. Ci aspettiamo anzi che ora le istituzioni – AAMS in testa – facciano il loro lavoro, contro chi le regole non le rispetta, per contribuire a far funzionare il mercato.

 Dove poi le multinazionali venderanno le e-cig, per noi è irrilevante, visto anche che crediamo nel libero mercato. Se sceglieranno i tabaccai sarà comunque una buona notizia: sono commercianti, anche loro colpiti dalla recessione, e avranno la possibilità di avere maggiori entrate, mentre i negozi continueranno a fare il loro lavoro di “consulenza specializzata”, diverso da quello dei tabaccai.

A guadagnarci comunque saranno i consumatori, che avranno sempre più accesso ad un prodotto che – checché ne dicano alcuni studi di dubbia provenienza e in certi casi smentiti persino dagli stessi autori (ad es. quello sulla formaldeide) – sta aiutando milioni di persone in tutto il mondo. E indietro non si torna.

Grazie per l’attenzione e, per favore, la prossima volta facci una telefonata magari!

Massimiliano Mancini

Presidente ANAFE Confindustria”

Anafe – Dagospia: botta e risposta sulle sigarette elettroniche